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Dalla nuova «Piramide» Feltrinelli ai grattacieli di Citylife: da sempre nel capoluogo lombardo sembra esistere l’idea di edifici capaci di segnare lo scorrere del tempo

di Stefano Bucci
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La «Piramide» Feltrinelli

Ogni città, si sa, ha i suoi simboli. E, spesso, sono simboli estremamente passibili di variazione: dipende tutto dai modi, dei tempi, delle mode e (spesso) dalla politica. A meno che non si tratti di architetture, visto che (per definizione) grattacieli, palazzi, teatri, case semplicemente da abitare non sono (fisicamente) poi così semplici da rimuovere, anche una volta trascorse le mode. Vale anche per Milano, questa voglia di identificarsi con i suoi simboli; anzi forse molto più per Milano che per altre città europee: perché a Milano negli ultimi tempi si è costruito tanto (e spesso anche bene) e perché a Milano da sempre sembra esistere l’idea di edifici capaci di segnare lo scorrere del tempo (dal Duomo alla Torre Velasca dei BBPR, dalla Basilica di Sant’Ambrogio al Pirellone di Gio Ponti). La nuova Milano, ancora una volta, si mette dunque in mostra attraverso i suoi nuovi progetti: a cominciare dal più recente, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Porta Volta, quella progettata dal duo Herzog & de Meuron, una sorta di Comune della Cultura tutta di vetro e di acciaio che promette di diventare un centro di aggregazione.

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  • Kos significa movida. Si viene da queste parti per il mare blu, ma anche per praticare la religione laica della festa, che prescrive giornate in spiaggia e nottate in discoteca.  «Il turismo della sbronza», lo chiamano da queste parti . Fino a poche ore fa, secondo gli albergatori, sull’isola c’erano 200 mila villeggianti. Ora molti meno. Alcuni sono ripartiti; altri non sono mai arrivati. Sin dalle prime ore dell’alba gli stranieri hanno assediato l’aeroporto nella speranza di trovare un volo che li riportasse a casa. All’esterno, a sera, centinaia di persone restano in attesa. Entra nello scalo solo chi ha già il biglietto. Saverio Scotto - 55 anni, valigia smisurata e bermuda d’ordinanza - tiene per mano la moglie e le  sussurra parole rassicuranti : «Vedrai che andrà tutto bene, al massimo domani sera saremo a Bologna». Ma non sembra crederci nemmeno lui. I coniugi Scotto la scorsa notte hanno dormito sulle sdraio a bordo piscina. «Verso le 4 di mattina ci hanno detto che potevamo tornare nella nostra camera d’albergo, ma avevamo paura di altre scosse, siamo rimasti sotto le stelle». E non erano soli. «Nell’ombrellone di fianco c’era una famiglia francese con due bambini, la madre ha cantato filastrocche fino all’alba per rassicurarli».

    Un gruppo di ragazzi romani guarda  il tabellone delle partenze  senza fiatare. «Siamo arrivati appena due giorni fa, dovevamo restare fino al 26 - raccontano - Abbiamo deciso di ripartire quando all’alba abbiamo visto la distruzione al White Corner», locale simbolo della movida in salsa greca. «Sono morte delle persone, non possiamo far finta di niente, torniamo a casa». Quando, non si sa: perché cambiare il volo non è così immediato.

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